Profil de Tommaso:: SOLID ToM ::PhotosBlogListesPlus ![]() | Aide |
|
|
Fiori per AlgernonQuesto il titolo dell'omonimo racconto (poi ampliato in un romanzo) di Daniel Keyes: un classico della letteratura di fantascienza (ma non solo) del XX secolo. Lo spunto della vicenda dal sapore vagamente fantascientifico è in realtà un mero pretesto per un'esplorazione della psiche umana e a una riflessione sugli artifici della società assolutamente non banale. Io ho letto e riletto di recente il solo racconto, vincitore a suo tempo del premio Hugo. Molti sostengono che la successiva stesura in forma di romanzo breve, vincitore a sua volta del Nebula, sia inferiore al racconto: meno incisiva e non apporta alcuna sostanziale modifica alla storia. Narrato in prima persona con uno stile eccezionalmente realistico, quasi da stream of consciousness, il racconto parla della strana vicenda occorsa a Charlie, un garzone ritardato che vive una misera vita sapendo peraltro di essere meno intelligente di tutte le persone che lo circondano, e desiderando diventare loro pari. Contattato da una scienziata, gli viene offerta la possibilità di fare da cavia umana ad un esperimento che dovrebbe aumentare le sue capacità intellettuali. All'esperimento è stato già sottoposto con successo un topo, Algernon appunto, che è divenuto tre volte più intelligente del normale. Charlie accetta senza esitazione. Nel corso del tempo, rapidamente, le sue capacità intellettive migliorano fino a farlo divenire dapprima una persona di intelligenza normale, poi ancora più repentinamente un genio. In un periodo talmente breve egli diviene in grado di comprendere concetti cosmici al di fuori della portata dell'uomo, e allo stesso tempo deve fare i conti con la propria natura umana, i propri sentimenti e tutto il resto, e conciliarli con la sua nuova natura. Improvvisamente, Algernon muore, dopo aver mostrato segni evidenti di essere regredito all'intelligenza di una comune cavia di laboratorio. Charlie comprende subito che la stessa sorte toccherà anche a lui. E' qui che inizia la parte più struggente e commovente del racconto. Charlie sa che il tempo a sua disposizione è poco, e che sta per perdere quel dono immenso che ha ricevuto, e poi la vita. Cerca come può di mantenere un contegno e una dignità mentre si allontana da tutto e da tutti, e chiude le vicende umane che aveva iniziato. Nelle sue stesse parole, vieppiù sgrammaticate e semplici, possiamo leggere l'angoscia per la sua intelligenza superiore che svanisce, per la sua dimensione umana recuperata che viene nuovamente, dolorosamente perduta. Prima di morire, lascia un ultimo messaggio sul suo diario: "Portate fiori sulla tomba di Algernon, qualche volta". Leggetelo... Know, oh Prince..."Know, oh Prince, that between the years when the oceans drank
Atlantis and the gleaming cities, and the years of the rise of the sons
of Aryas, there was an age undreamed of, when shining kingdoms lay
spread across the world like blue mantles beneath the stars: Nemedia,
Ophir, Brythunia, Hyberborea, Zamora with its dark-haired women and
towers of spider-haunted mystery, Zingara with its chilvary, Koth that
bordered on the pastorial lands of Shem, Stygia with its shadow-guarded
tombs, Hyrkania whose riders wore steel and silk and gold. But the
proudest kingdom of all the world was Aquilonia, Reigning supreme in
the dreaming west... Hither came Conan, the Cimmerian, Black-haired, sullen-eyed, sword in hand. A theif, a reaver, a slayer, with gigantic melancholies and gigantic mirth, to tread the jeweled thrones of the earth under his sandled feet." Sarò un ingenuo, ma ancora mi piglia. E' il momento di riprenderne per l'ennesima volta la lettura. |
|
|