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AlatristeOvvero "Il Destino di un Guerriero". Sono stato venerdì sera a vedere questo film spagnolo uscito l'anno scorso, basato sulle vicissitudini dell'omonimo personaggio (il titolo originale è solamente, appunto "Alatriste") letterario. Il "Capitano" Diego Alatriste, soldato di ventura e mercenario al soldo dei potenti di Spagna nel 15° secolo, è interpretato da un bravissimo Viggo Mortensen, assolutamente in parte. Talmente in parte che, da brvao poliglotta qual'è, si è "doppiato" da solo nella versione in lingua originale, in perfetto castigliano. Non mi aspettavo chissà che filmone. In effetti, di difetti ne aveva diversi, primo fra tutti la lentezza estenuante. Tuttavia, mi sento di consigliarlo, perché alla fine, se non perfetto, è comunqueun bel film. Bella la ricostruzione storica dei paesi visitati (la Spagna soprattutto ma anche le Fiandre dove il nostro combatte come volontario mercenario per dieci lunghi anni). Buona la recitazione dei coprotagonisti, ottima come già detto quella di Viggo. Notevolissima anche l'interpretazione del "cattivo" nostrano Enrico Lo Verso, spietato duellante ed assassino palermitano e acerrimo rivale del protagonista. Belle le scene di duelli e battaglie: molto cruente e moltorealistiche, ottimamente coreografate. Bello anche per una volta vedere un film di avventure storiche che non arringa troppo il pubblico, i cui protagonisti sono uomini in carne ed ossa con debolezze e vizi, e che ricalca quel genere di filone rocambolesco delle interminabili vicissitudini che era tipico del romanzo d'appendice portato sugli schermi negli anni '40 e '50. Ovviamente, il realismo qui non concede nessuna acrobazia alla Erroll Flynn. Tuttavia il film abbonda di momenti impressionanti ed epici, emozionanti e persino toccanti (la visita di Alatriste all'amante malata e perduta per sempre, la donna che alla fine avrebbe sempre voluto sposare). Per condire il tutto, gli autori rifuggono sia il facile lieto fine sia la solita morale sull'eroismo personale e sugli arditi ideali purtroppo ormai sempre più in voga per vendere biglietti al cinema (vedi quella ciofeca di "300"). I personaggi sono tutti umani, molto umani. Con pensieri e considerazioni per niente banali, a volte. Ci scappa anche qualche frase di significato, qua è la, come ad esempio: "Perché ho l'impressione che noi poveracci finiamo sempre per ammazzarci fra di noi... Che vita di merda" (pronunciata da un Alatriste gravemente ferito e moribondo dopo un duello contro un vecchio amico). Oppure il dialogo finale fra il protetto di Alatriste e il malefico Malatesta (Lo Verso), dopo che il primo lo ha trafitto e prima di infliggergli il colpo di grazia: "Lo sai che non c'è nulla dopo, vero?"... "Lo so... è questo il problema..."; oppure ancora la dissertazione sull'amore fra Alatriste e il suo giovane amico: "Tutti ci innamoriamo una o più volte nel corso della nostra vita. Poi, ad un certo punto, smettiamo di farlo"... "E' tutto qui? Tutto così semplice?"... "Semplice? E' tutto così DIFFICILE!". Insomma, un bel modo di passare due ore al cinema. ToM v.2.2Troppe distrazioni. Rimaniamo concentrati verso la méta. Straight Edge. Hardgain. Si ricomincia da oggi. Fiori per AlgernonQuesto il titolo dell'omonimo racconto (poi ampliato in un romanzo) di Daniel Keyes: un classico della letteratura di fantascienza (ma non solo) del XX secolo. Lo spunto della vicenda dal sapore vagamente fantascientifico è in realtà un mero pretesto per un'esplorazione della psiche umana e a una riflessione sugli artifici della società assolutamente non banale. Io ho letto e riletto di recente il solo racconto, vincitore a suo tempo del premio Hugo. Molti sostengono che la successiva stesura in forma di romanzo breve, vincitore a sua volta del Nebula, sia inferiore al racconto: meno incisiva e non apporta alcuna sostanziale modifica alla storia. Narrato in prima persona con uno stile eccezionalmente realistico, quasi da stream of consciousness, il racconto parla della strana vicenda occorsa a Charlie, un garzone ritardato che vive una misera vita sapendo peraltro di essere meno intelligente di tutte le persone che lo circondano, e desiderando diventare loro pari. Contattato da una scienziata, gli viene offerta la possibilità di fare da cavia umana ad un esperimento che dovrebbe aumentare le sue capacità intellettuali. All'esperimento è stato già sottoposto con successo un topo, Algernon appunto, che è divenuto tre volte più intelligente del normale. Charlie accetta senza esitazione. Nel corso del tempo, rapidamente, le sue capacità intellettive migliorano fino a farlo divenire dapprima una persona di intelligenza normale, poi ancora più repentinamente un genio. In un periodo talmente breve egli diviene in grado di comprendere concetti cosmici al di fuori della portata dell'uomo, e allo stesso tempo deve fare i conti con la propria natura umana, i propri sentimenti e tutto il resto, e conciliarli con la sua nuova natura. Improvvisamente, Algernon muore, dopo aver mostrato segni evidenti di essere regredito all'intelligenza di una comune cavia di laboratorio. Charlie comprende subito che la stessa sorte toccherà anche a lui. E' qui che inizia la parte più struggente e commovente del racconto. Charlie sa che il tempo a sua disposizione è poco, e che sta per perdere quel dono immenso che ha ricevuto, e poi la vita. Cerca come può di mantenere un contegno e una dignità mentre si allontana da tutto e da tutti, e chiude le vicende umane che aveva iniziato. Nelle sue stesse parole, vieppiù sgrammaticate e semplici, possiamo leggere l'angoscia per la sua intelligenza superiore che svanisce, per la sua dimensione umana recuperata che viene nuovamente, dolorosamente perduta. Prima di morire, lascia un ultimo messaggio sul suo diario: "Portate fiori sulla tomba di Algernon, qualche volta". Leggetelo... Pros & ConsTre cose negative del weekend appena trascorso: 1) Il caldo. Aberrante. 2) La serata priva di senso di sabato sera, in mezzo a un mare di gente. 3) Ho tenuto il muso troppo a lungo. Un po' era lecito, troppo è stata scortesia. Tre cose buone del weekend appena trascorso: 1) Un aperitivo in scioltezza con una grande amica. 2) Il sole di domenica mattina, in giardino. 3) Una domenica sera di risate, che ha rimesso a posto un po' di equilibri. SupertrampLo ammetto, l'ispirazione per il riascolto è nata da questa orrenda semi-cover del loro pezzo più famoso. Ma, non tutto il male viene per nuocere. Ho ripreso in mano la discografia di questo gruppo mitico. Immensi, non si potrebbe definirli diversamente. Storia della musica, e non solo di quella leggera. Talento e immaginazione e invenzione e lirismo. Sono stati un fenomeno davvero di proporzioni enormi nel panorama musicale asfittico degli anni '70 e '80 dominato solo dall'heavy e hard/glam. Davies e Hodgson sono uno dei sodalizi artistici più equilibrati e duraturi che conosca. Ora, sebbene il loro disco più famoso e venduto sia proprio "Breakfast in America" (della cui title-track la robaccia indegna lassù sarebbe la cover), io consiglio come sempre l'ascolto dell'opera omnia. Perché, fra l'altro, secondo il mio modestissimo parere BiA non è il loro disco più significativo. "Crime of the century", "Crisis? What crisis?" e "Even in the quietest moments" sono tutti e tre migliori. Know, oh Prince..."Know, oh Prince, that between the years when the oceans drank
Atlantis and the gleaming cities, and the years of the rise of the sons
of Aryas, there was an age undreamed of, when shining kingdoms lay
spread across the world like blue mantles beneath the stars: Nemedia,
Ophir, Brythunia, Hyberborea, Zamora with its dark-haired women and
towers of spider-haunted mystery, Zingara with its chilvary, Koth that
bordered on the pastorial lands of Shem, Stygia with its shadow-guarded
tombs, Hyrkania whose riders wore steel and silk and gold. But the
proudest kingdom of all the world was Aquilonia, Reigning supreme in
the dreaming west... Hither came Conan, the Cimmerian, Black-haired, sullen-eyed, sword in hand. A theif, a reaver, a slayer, with gigantic melancholies and gigantic mirth, to tread the jeweled thrones of the earth under his sandled feet." Sarò un ingenuo, ma ancora mi piglia. E' il momento di riprenderne per l'ennesima volta la lettura. Rocky BalboaIeri sera, uscendo da una giornata convalescente ed essendo fra l'altro molto stanco, mi decido a starmene buonino a casa a guardare un film (una cosa più unica che rara per me di questi tempi). Mi procuro (voi sapete come) una bella "prima visione"... il famoso sesto (e ultimo, parrebbe auspicabile) episodio della saga drammatico-sportiva più famosa di sempre. "Rocky Balboa", semplicemente, il titolo. Premessa: il primo "Rocky", firmato John G. Avildsen, è a mio parere a tutt'oggi un gran bel film. Premessa: dopo aver visto il franchise di Rocky scadere a dei livelli di infimo maccartismo propagandistico per colpa dello stesso Stallone improvvisatosi regista/sceneggiatore, non mi aspettavo nulla di buono. Date le premesse, sono rimasto favorevolmente impressionato dalla visione. Non è un capolavoro, intendiamoci. La premessa, debole. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti. Tuttavia, noto un certo impegno non solo del cast (Stallone su tutti) ma anche degli autori, per cercare di riprendere le fila di una storia ormai consumata, e tirare fuori un capitolo conclusivo forse inutile, ma tutto sommato godibile. I personaggi sono ben delineati, e lo stesso Rocky, ormai vecchio e stanco e disilluso (e a tratti sembra pure rincoglionito dalle botte prese dalla vita sia sul ring che fuori... credo sia uan cosa voluta e funziona) che vive nel passato, ma che ha in se ancora qualcosa che gli fa desiderare il riscatto, è una figura potente e commovente. Alcuni dei dialoghi sono, sì, sicuramente banali e prevedibili. Tuttavia credo che in funzione di definire un personaggio dalla mente tutto sommato semplice ma dalla grande volontà e gran cuore, risultino anche credibili. La cinematografia è notevole: bellissima fotografia, bellissime le ambientazioni urbane di Philadelphia (che città meravigliosa, quanto vorrei visitarla). Bellissime le sequenze finali di combattimento, ben coreografate e danno davvero l'impressione che Rocky, nonostante l'età, abbia ancora una forza e una potenza fuori dal comune (bella la frase del suo avversario, giovane ed aitante, rivolta all'allenatore dopo aver subito un paio di colpi alla prima ripresa: "Quello sarà anche un vecchio, ma ha i mattoni nelle mani!"). Insomma... se avete amato Rocky, e disdegnato i suoi squallidi sequel... se avete apprezzato il ritorno alla regia di Avildsen nel quinto episodio... guardatevi questo Rocky Balboa. Non è il film dell'anno, ma qualche momento di intrattenimento, di emozione e di commozione sa regalarlo. BellaToroCiccioSeccoGrandeLupoRocciaCapoQuesta è vecchia ormai, ma vale la pena di bloggarla... Una delle nostre dissertazioni preferite di qualche tempo fa, credo fine autunno, a casa di Cris con il Lollo, verteva sulla quantità di geniali appellativi tamarri che si sentono usare dal classico "tipo" di cui ricordi la faccia e mai il nome. E sulle loro possibili combinazioni e sfumature. "Bella la, toro!" "Ciao GRANDE! Com'è?" (PS: Grande è ormai il soprannome/presa per il culo ufficiale di quest'uomo qui) "Oh lupo! Sempre in forma! Che roccia..." "Capo! Come andiamo?" "Oh ciccio! Tutto roger?" Ecco. Avrete compreso da dove viene questo nostro mantra speciale. Dalla forma sincratica di tutte queste espressioni tipiche. Ma attenzione! Non si tratta di semplice randomizzazione, ma di un'attenta cernita operata sugli appellativi più significativi e soprattutto di una composizione basata su accostamenti semantici ed ossimori. Analizziamola: "BellaToro": la più classica, si può usare da sola e funziona sempre. "CiccioSecco": evidente esempio di ossimoro. La contrapposizione dei due epiteti crea uno stridente effetto volutamente grottesco. "GrandeLupo": non un lupo di taglia normale, diciamo un lupo dell'appennino. No. Un Grande Lupo. "RocciaCapo": questa è più ermetica in effetti. Si compone di due epiteti distinti: "Roccia!" da pronunciare con immancabile pacca sulle spalle, e "Capo" che è veramente un sempreverde. Blood, Sweat, Pain & InkLopez è stata l'unica ad avermi dedicato un pensiero, alla vigilia dell'evento. Non che fossi particolarmente impensierito dall'impresa, devo dire... ma insomma, un minimo d'ansia ci stava. Erano anni che volevo farlo. Ma il mio personaggio, il ToM v1.0, quello che rifiutava ogni estetismo ed ogni concessione alla propria persona, quello tutto spocchiosa e inutile sobrietà, lo impediva. E' toccato scalpellare via pezzo per pezzo quella resistenza per riuscire a fare il grande passo. Sabato mattina ero più confuso che altro. E' stato un bene, perché c'è stato da aspettare. Nel frattempo che aspettavo, mi godevo l'atmosfera. Non mancava nulla di quel che ti aspetteresti di trovare in una botteghina artigianale di tatuatori. Un serpente. Un iguana. Molte foto prese in posti esotici e lontani e pieni di gente incredibile (compresi i due tizi dello studio, i più incredibili di tutti forse). Maschere tribali. Disegni. Dipinti. Svariate cianfrusaglie. Faccio conoscenza col tizio seduto a fianco a me. 45 anni circa, un tatuaggio vecchio e brutto da coprire. Accompagnato dalla moglie, che lo sarebbe passato a riprendere. Non sembrava troppo contento di stare lì. Ammazzo il tempo leggendo riviste. Il cliente prima di me, una bella ragazza di colore, finisce e se ne va. Conosco l'uomo che dovrà "operarmi", un pazzo tedesco minuscolo e scleratissimo con una risata troppo divertente, che parla pochissimo inglese e che le uniche parole in italiano che sa pronunciare sono bestemmie, colorite come i suoi avambracci. Ulteriore pausa per caffé e sigarette. Comincio ad avere una certa ansia... Finalmente, tocca a me. Fino a un istante prima di provarlo addosso, ero convinto che me ne sarei uscito con un disegno sul bicipite. Invece, sta bene sulla spalla, come dicevano loro. Eh sì, quando hanno ragione hanno ragione, ci sta proprio bene. La "mia" creazione, la palla di fuoco rossa che s'attorce su se stessa (tanto furore e fuoco sacro rischiano di voltartisi contro, se vi chiedete quale sia il significato... ma non solo questo...) sta bene proprio là. Si comincia. Gli Aerosmith a palla che escono dallo stereo non bastano a distrarmi quando l'ago tocca la carne la prima volta. Fa male, cazzo! Fa più male di come me l'ero immaginato. Fa male proprio come mi avevano detto che facesse male. I primi 5 minuti, sono di sofferenza vera. Poi, ti abitui, e diventa più un fastidio che altro. Un bel fastidio, ma cominci a entrare nell'atmosfera, nel personaggio, e capisci che sei lì per quello. Non solo per un disegno indelebile sulla pelle, ma per vivere quelle due ore lì, immerso nel ronziò della macchina, nel sudore tuo e suo, nella luce forte che ti arriva in faccia, nell'inchiostro (casualmente nel mio caso color sangue) che dilava sulla pelle. Bei momenti, non c'è niente da fare. Molto maschio. Lo rifarei, senz'altro. Lo rifarò. Due ore dopo, l'opera è completa. Le raccomandazioni del caso, la cura da seguire, l'appuntamento di controllo. Ah, sì... il pagamento. In effetti, mancava qualcosa. Ore 14:15. Sono dolorante, più confuso che all'ingresso e vagamente conscio del fatto che, come volevo peraltro, non mi sono appicciato solo il classico bollino nero col sole o col segno zodiacale in qualche punto invisibile. Ho fatto un tatuaggio VERO. Una cosa importante e impegnativa, a partire dal colore per arrivare al disegno, unico perché autoprodotto. E, in confidenza, vi dico che è anche un piccolo, tenero omaggio a un animo geek che non morirà mai in me. PS: a presto, le foto. Intanto, vi beccate l'iguana. I tre dischi di questa settimanaEcco cosa ho ascoltato tutta la settimana. Casomai vi tornasse utile un consiglio... Tool - 10,000 Days. Semplicemente: capolavoro. Stento a credere che questa band possa produrre sempre musica migliore col passare degli anni, senza mai perdere l'ispirazione. Come ho scritto in un commento dalla Lopez, e concordato con Cris, Maynard James Keenan è uno dei geni del panorama musicale odierno, tout-court. Sto disco abbonda di killer tracks. In particolare consiglio (oltre all'ascolto completo, ovviamente): The Pot - Pezzone violento un bel po'. Crescendo iniziale con ingresso di chitarra e ripartenza sul finale da brividi. Vicarious - Opening track. Semplicemente stupenda. Jambi - Estraniante come poche. Extreme - Three Sides to Every Story Sto disco lo avevo ascoltato l'ultima volta nel 1996. Poi va beh qualche pezzo lo avevo risentito. Mi ero dimenticato di quanto fosse bello, complesso e completo. Già l'idea di partenza, di raccontare una storia (d'amore, finita) da tre punta di vista differenti (che danno il nome ai tre "capitoli". His, Hers & The Truth) non è banale. Poi, trovano spazio qui dentro musiche e liriche davvero notevoli, sicuramente il meglio della produzione di Cherone & soci. Consiglio: Rest in Peace - Fu anche il singolo di lancio. Funk rock allo stato puro. Politicalamity - Pezzone drittone. Who Cares - Struggente traccia finale. Occhio ai cori e all'arrangiamento sinfonico. Creedence Clearwater Revival - Best of Un altro mito di gioventù. Se il country-folk ha un nome, persino più rappresentativo degli Eagles, sono loro, i CCR. John Fogerty la voce più calda di sempre. Un disco da macchina e da viaggio, assolutamente. Anche solo per pulire la testa alla mattina quando andate a farvi il culo per 10 ore in ufficio, o dove vi tocca sudare per guadagnare la pagnotta. Troppi i pezzi mitici, per ricordarli tutti qui. Dimenticavo: BUON WEEKEND a tutti! ToM out. Straightedging all the way...Non so in quanti sappiano dell'esistenza di questa strana subcultura punk, denominata appunto Straight Edge, o semplicemente straightedge. Io ne avevo sentito parlare, poi incuriosito mi sono voluto documentare. I seguaci di questa filosofia, nata all'inizio degli anni '80, pur appartenendo alla cultura punk, seguono uno stile di vita e di pensiero impostato, perlappunto, al rifiuto di ogni tipo di influsso negativo che potrebbe condizionare il pensiero, per essere liberi di scegliere veramente quel che vogliono. Non si drogano, non bevono alcol, non fumano, si astengono dalla maggior parte dei vizi, persino arrivano a rifiutare il sesso occasionale, preferendo solo quello con il partner o comunque con persone con le quali sono sentimentalmente legati. Niente scappatoie, niente distrazioni. Scegli quello che vuoi, puntalo, ottienilo se puoi. E' un po' qualcosa di analogo al pensiero do or die. Sebbene non tutti gli aspetti di questa curiosa filosofia mi siano chiari, e ancora meno siano del tutto condivisibili, devo dire che qualcosa di affascinante c'è. Una specie di ricerca neo-zen della felicità e dell'equilibrio. Ricerca di se stessi non attraverso artifici e distrazioni, ma concentrandosi sulla "linea dura" (appunto, lo straight edge). Una qualche specie di analogia con la neonata filosofia "hardgainer" coniata da me e Cris io ce lo vedo... voi no? Volete saperene di più? C'è Wikipedia, come sempre: http://en.wikipedia.org/wiki/Straight_edge ToM v2.1Lavorare è difficile, concentrarsi pure. Le endorfine prodotte sotto sforzo sono una manna dal cielo. La notte, non si dorme granché. La sera, si ammazza il tempo. Tutti procede (quasi) secondo i piani. E sabato, ci mettiamo un altro tassello. Vado avanti. Maledetti SMS, parte seconda.LUI (21:55): "So che la cena di domani sera salta. Ne approfitto per invitarti a cena io, come risarcimento della colazione mancata di sabato. Non ti faccio fare tardi, giuro. Ti avviso anche per tempo, vedi? Se poi proprio non puoi o non vuoi, non importa, ma prenditi fino a domani per pensarci, ok? Buona notte" LEI (22:20): *squillo* - Notte insonne, causa anche caldo torrido e mal di testa - LEI (08:50): "Buondì, scusa se ti rispondo solo ora ma stavo con pochi soldi. Sono contenta che la cena sia rimandata, perché non sarei potuta venire! Semmai ci si sente più avanti. PS: grazie lo stesso per l'invito, magari facciamo un'altra volta! Ti auguro buona giornata e buon lavoro..." LUI (10:45, dopo lunghe meditazioni): "Prego, per l'invito. Magarì sì, faremo un'altra volta. Mettiamola così: l'invito a cena resta valido, scegli tu se e quando accettarlo. Mi fai sapere, ed io vedo di non essere impegnato. Buona giornata a te. Ci si sente..." LEI (10:45 e pochi microsecondi): *squillo* Morale della favola: non un passo avanti. Magari un passettino indietro. A voce, sarebbe cambiato qualcosa? Forse sì. NothingmanOnce divided... Nothing left to subtract... Some words when spoken... Can't be taken back... Walks on his own... With thoughts he can't help thinking... Future's above... But in the past he's slow and sinking... Caught a bolt 'a lightnin'... Cursed the day he let it go... Nothingman... Nothingman... Isn't it something? Nothingman... She once believed... In every story he had to tell... One day she stiffened... Took the other side... Empty stares... From each corner of a shared prison cell... One just escapes... One's left inside the well... And he who forgets... Will be destined to remember... Nothingman... Nothingman... Isn't it something? Nothingman... Oh, she don't want him... Oh, she won't feed him... After he's flown away... Oh, into the sun...ah, into the sun... Burn... Burn... Nothingman... Nothingman... Isn't it something? Nothingman... Nothingman... Coulda've been something... Nothingman... Pearl Jam - Vitalogy (1994) Long as I can see the light.Put a candle in the window, cause I feel I've got to move. Though I'm going, going... I'll be coming home soon. Long as I can see the light. Pack my bag and let's get movin', 'cause I'm bound to drift a while. When I'm gone, gone, you don't have to worry long... Long as I can see the light. Guess I've got that old travlin' bone, cause this feelin' won't leave me alone. But I won't, won't be losin' my way, no, no. Long as I can see the light. Yeah! Yeah! Yeah! Oh, yeah! Put a candle in the window, cause I feel I've got to move. Though I'm going, going, I'll be coming home soon... Long as I can see the light. Long as I can see the light. Long as I can see the light. Long as I can see the light. Long as I can see the light. Creedence Clearwater Revival - "Long as I can see the light" Who Cares?Tell me, Jesus, are you angry? One more sheep has, just gone astray A hardening of hearts, turning to stone Wandering off, so far from home So many children, losing time Walk in darkness, looking for a sign Chasing their rainbows, the future looks so bright Slowly we're losing, Sight of the light WHO CARES? WHO CARES? WHO CARES? TELL ME WHO CARES? WHO CARES? All alone, out in the cold Can't look back, am I growing old I chose a path, is this my fate Am I finding out, the truth too late Here I am, a naked man Nothing to hide with empty hands Remember me, I am the one Who lost his way, your Prodigal Son WHO CARES? WHO CARES? WHO CARES? TELL ME WHO CARES? WHO CARES? AM I EVER GONNA CHANGE? WILL I ALWAYS STAY THE SAME? SAY ONE THING THEN I DO THE OTHER SAME OLD SONG GOES ON FOREVER RISE, RISE 'N SHINE A NEW DAY IS COMING YES IT IS! Extreme - "Who Cares?" (III Sides to Every Story) Maledetti SMSIeri sera ragionavamo insieme al Lollo. Si parlava un po' di tutta una serie di cose. Donne, principalmente. Ed SMS. Ecco, abbiamo concluso che, nonostante siano una droga irresistibile, sono anche la cosa più pericolosa che le nuove tecnologie (oddio nuove... 15 anni... ma io si sa, ci campo eppure mi adatto male, alle nuove tecnologie) ci abbiano messo a disposizione. Finché li usi per organizzare un appuntamento, per scherzare con un amico (amicO, maschiO, con la O), per scrivere una cazzata, per inviare un dispaccio, sono ottimi. Per solare qualcuno, sono divini: il tono perentorio non ammette replica. Con le rappresentanti del gentil sesso, però, occorre stare attenti. Sono una tentazione, gli SMS, perché sono comodi. Non ti scopri mai troppo. Sono un pensiero carino, che quando verrà ricevuto significherà che dall'altra parte qualcuno penserà "cavolo! sta pensando a me...". E' questo che vorresti, tu. Ma non sempre ottieni quel che vorresti. A volte l'esatto opposto. E ricordiamoci che verba volant, scripta manent. Puoi correggere la rotta, ma se hai scazzato a scrivere un messaggio, anche se sei un virtuoso dell'SMS, quello lì rimane. Nell'archivio dei "ricevuti", a sempiterna memoria della tua involontaria defaillance. E magari, è rimasto nell'archivio delle tue "bozze" per chissà quanto tempo. O magari, come è successo a me, da quell'archivio non avrebbe mai dovuto uscire, salvo che hai pigiato "invia" anziché "elimina". Il fatto è che in quei 160 caratteri scarsi... non ci sta proprio tutto quello che vorresti dire, o scrivere. Non ci sta quello che pensi veramente. Non ci sta nemmeno se ti sforzi di farcelo stare. Non ci stanno il tono delle voce, uno sguardo e un gesto delle mani. Ci stanno solo quelle odiose faccine di cui abusiamo sempre, mettendole dove non andrebbero (e sminuendo il pathos) e non mettendole dove andrebbero (creando malintesi). Prima o poi, qualcosa del messaggio invariabilmente non passa, o passa fortemente travisato. E lì come già detto, riprendersi è dura. E più tempo passa prima di poterlo fare vis a vis, più cresce la ruggine. Ma poi, c'è un'altra questione ancora. E su questo il Lollo ha capito tutto, e prima che finisse di espormi la sua teoria, già completavo il ragionamento al posto suo. C'è che bisogna sapere quando smettere. Un SMS tira l'altro. Tu rispondi, io rispondo, tu rispondi, io rispondo... Alla fine uno dei due fa uno scivolone. Se si scherzava, si spinge lo scherzo troppo oltre. Se si scherzava ma NON del tutto, si finisce per sbrodolarsi. Se si parlava di cose serie via SMS, si è dei deficenti e non c'è cura. Inoltre, terza questione, occorre sapere che con gli SMS non smuovi nulla. Non puoi pensare di coltivare una qualsivoglia amicizia particolare, o relazione, o come cacchio volete chiamarla, via SMS. Nè puoi permetterti il lusso di credere che farai mai un passo avanti nel tentativo di approcciare/fare il marpione via SMS. Finirai immancabilmente per fare un passo avanti ed uno indietro, all'infinito. Puoi usarli per rompere il ghiaccio ma appena possibile te ne devi liberare. Devi puntare all'incontro diretto. Ma hai il fegato per farlo? E soprattutto, sai resistere senza assecondare la mania compulsiva di acciaccare quei tastini? Dovresti saper resistere. Non hai mica più 15 anni, no? E invece... Aspettare quel suonino e lo schermo che s'illumina ti aiuta a passare il tempo, a volte. Altre volte, ti rende il passare dello stesso un irresistibile stillicidio... In ciascuno dei due casi sopra, stai sbagliando. La risposta è dentro di te, epperò, è sbagliata. Chiamala. Chuck Norris facts of the dayIl mio (nostro, mio e dei miei soci) contributo all'epos del Grande Giustiziere Barbuto. "Chuck Norris può assimilare i Borg. Mangiandoli." (questa è per fanatici trekkers) "Chuck Norris può configurare Joomla dal frontend." (per webdesigners e basta) "Chuck Norris può nuotare sottoterra." "Quando Chuck Norris alza gli occhi al cielo, Dio distoglie lo sguardo." E infine, il piatto forte... "Una volta, interrogato sul senso della Vita, dell'Universo e di Ogni Cosa, Chuck Norris rispose colpendo il suo interlocutore con 42 calci rotanti. Egli, prima della morte, comprese in un solo istante il senso di quel concetto cosmico. Sfortunatamente, non ebbe modo di trasmettere questa sua conoscenza ai posteri." E poi, ditemi che siamo normali... EDIT con aggiunta: "Una volta Chuck Norris è stato Miss Texas" |
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