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    The Descent


    L'altra sera ho rivisto questo bell'horror di Neil Marshal. La prima volta che l'avevo visto era su un DivX preso dal cinema, orrido e col sonoro impossibile da seguire... eppure mi aveva talmente tanto tenuto appiccicato allo schermo che l'avevo finito di vedere senza rendermene conto. Meritava una revisione, in un formato più consono e con un bel dolby surrond (dato che il 90% dell'atmosfera di questo film è data dagli effetti sonori).

    Neil Marshall, il regista, era reduce prima di questa prova autorale da una sola altra regia, il divertente, ma sciocchissimo, "Dog Soldiers".
    Di questo film però se ne sentiva parlare da tempo.
    La premessa è semplice: ad un anno di distanza dall'incidente in cui ha perso marito e figlia, Sarah torna in compagnia delle amiche di sempre ad una delle loro "avventure" che un tempo le tenevano unite: l'esplorazione di un complesso di caverne nel sottosuolo dei monti Appalachi (il film è stato in realtà girato in Galles). Naturalmente la protagonista ha da poco (forse) superato il trauma dell'incidente e vuole forzarsi a tornare alla normalità con questa vacanza avventurosa. Sfortunatamente, non è esattamente la scelta giusta quella che fa. Intrappolate nel sottosuolo da un frana, vagando nell'oscurità, le sei amiche cominciano ad essere coscienti della presenza di "qualcosa" nel buio, oltre a loro. Mentre cercano una via d'uscita, vengono ripetutamente e brutalmente attaccate e decimate da misteriose creature, forse ominidi preistorici degenerati sopravvissuti ed adattatisi attraverso una linea evolutiva alternativa alla vita nel sottosuolo.

    Non sono tanto la premessa e l'invenzione (e la sua contestualizzazione alquanto vaga) che interessano però lo spettatore qui, quanto piuttosto la messinscena, superba. La tensione è sempre alle stelle, gli spaventi sono veri e non così telefonati. Il buio è ovunque, opprimente. E peggio di tutto è il silenzio... o la sua assenza, quando viene rotto dalle grida di agonia o peggio ancora dai gorgoglìi bestiali e belluini delle "creature" (crawlers, nella versione originale).
    Finale aperto a varie interpretazioni, compresa quella psicologica, ma comunque nero come la pece.

    Un grandissimo thriller zeppo di tensione, character developement e situazioni realmente terrificanti, oltre che da una violenza grafica veramente difficile da sopportare a volte. Non è un film per stomaci deboli. Ma ve lo consiglio tantissimo.

    Buone Feste a tutti!


    Come da oggetto.
    Auguri!


    Cyä! Cyä! Y'gyaë!


    L'ultima cazzata imperante fra amici (JiX, Lollo, Vecchio, DJ Storm ed altri) è questa.
    L'invenzione è tutta di JiX ma io ci ho messo del mio.

    Tutti conoscerete la cosmogonia mitologica dei Miti di Chtulhu inventata da H.P. Lovecraft per fare da sfondo ai suoi romanzi e racconti dell'orrore.
    I Grandi Antichi dai Nomi Rutilanti E Pieni Di Epiteti Scritti Tutti Maiuscolo. Tipo "Colui Che Non Deve Essere Nominato", "Il Capro Oscuro Dei Boschi Dai Mille Cuccioli" e simili amenità. E le false invocazioni tipo "Yä! Shub-Niggurath!" e le litanie tipo "Chtulhu R'lyeh F'tagn!".

    Ebbene anche noi abbiamo creato il nostro Grande Antico.
    Egli è il possente Y'gyaë. O anche "Colui Che Già Sapevi Sarebbe Stato Evocato". O anche "Colui Che Possiede Tutti Gli Attributi Che Immagineresti".
    Quindi alla domanda: "ha dei tentacoli?" la risposta ovvia è il Suo Stesso Potente Nome... "Y'gyaë!". "Vive al di là dello Spazio e del Tempo?" "Y'gyaë!". "Dominerà il Mondo quando l'Era degli Uomini sarà terminata?" "Y'gyaë!". E così via.

    Per evocarlo la formula di rito è proprio questa: "Cyä! Cyä! Y'gyaë!". Lo salutate. Perché tanto Già Sapevate Che Sarebbe Stato Evocato. No?
    Il suo Gran Sacerdote e Maestro Del Culto risponde invece al nome di Y'poo Cy-L'evä. Che è anche una domanda. "Y'poo Cy-L'evä?" "Y'gyaë!"

    Ah dimenticavo di dirvi che la semplice lettura di questo Immondo Post potrebbe provocare l'Irrimediabile Pazzia Che Colpisce Voi Stolti Che Vi Abbassate Al Medesimo Livello Di Deficenza Di Noialtri. Forse dovevo avvertirvi prima, ma tant'è.

    Cyä a tutti!

    Nella Valle di Elah


    Ieri sera ho spostato il mio consueto appuntamento cineforum (ho fatto voto di non cedere alla pigrizia e vedermi almeno un film alla settimana) dal salotto di casa al cinema. E mi sono andato a vedere questo bel film. Consigliatomi nientepopodimenoché da mia madre (evento raro). Non potevo deluderla :)

    I nomi ci sono tutti. Paul Haggis (l'un po' sopravvalutato regista di "Crash", ma ottimo sceneggiatore, e qui sceneggia anche), Tommy Lee Jones (mastodontico, come sempre... il mio nuovo mito... già ne avevo parlato stra-bene qui), una brava Charlize Teron veramente in parte, Susan Sarandon splendida ultracinquantenne, e una varietà di giovanissimi talenti, fra cui spiccano James Franco e Jonathan Tucker. Tratto (dicono) da una storia vera.

    Tommy Lee Jones è il padre di un giovane soldato, ex ufficiale della polizia militare in congedo. Il figlio, appena rientrato sul suolo patrio dall'Iraq, scompare misteriosamente. Il padre si mette in viaggio per scoprire che fine abbia fatto e inizia le indagini private dalla base militare di Fort Rudd dove l'intero reparto è rientrato. Fra conflitti di competenza fra polizia militare e polizia locale, e grazie all'aiuto di una brava e sottovalutata ispettrice di polizia (la Theron), arriva a scoprire tutta l'orrenda verità. Nel dipanarsi della vicenda, vengono alla luce una varia serie di problematiche etiche, umane e sociali collegate alla guerra e ai suoi "figli", alle nevrosi della società moderna, alla difficoltà di reinserimento nella vita normale dei reduci combattenti. Il primo vero film di denuncia sul fenomeno dai tempi del post-Vietnam (se escludiamo il bellissimo "The Hunted" di Friedkin, anche quello con... toh! chi si vede... Tommy Lee Jones!).

    Qualche evitabile buonismo e una sostanziosa dose di retorica non sono sufficienti a rovinare un film ben congegnato, incredibilmente ben interpretato e pervaso da un inquietante senso di disagio sociale che TUTTI i protagonisti condividono. Inoltre, occorre riconoscere agli autori di aver tentato un approccio di denuncia che non fosse partigiano, né in un senso né nell'altro. Il che potrebbe scadere nel qualunquismo (sono tutti vittime e carnefici), ma anche qui l'approccio è stato molto delicato.

    Inutile dire che alla fine delle due ore di proiezione (lente, ma non  noiose) ci si alza con un senso misto di angoscia (per la crudezza dei fatti narrati) e speranza liberatoria. Il messaggio, dopo tutto il pessimismo nichilista e l'ambiguità messe in scena, è ottimista. O forse, solo rassegnato all'impunibilità dei colpevoli.
    Insomma, non perfetto, non completo, ma un bel film. Un altro regista meno "giovane" avrebbe potuto dirigerlo meglio, forse, ma sta il fatto che nella Hollywood delle starlette e dei red carpet sembra che nessuno, neppure fra i "grandi nomi" coraggiosi, sia più disposto a rischiare di infastidire qualcuno con un film del genere. Ergo, ogni tanto ci deve pensare il cinema indipendente a pareggiare i conti. Dieci e lode se non altro per l'iniziativa.

    PS: Sto aspettando, dopo aver visto ieri sera la locandina che me l'ha ricordato, il nuovo di Gus Van Sant: "Perdition Park".

    ToM vs. Ric. Round 1. FIGHT!


    E dopo Mortal Kombat, era il momento di un tributo a "Re dei Picchiaduro". L'immortale e unico Street Fighter.
    Io contro il mio socio.
    HAAAADOOOKEN!


    Telefonata nonsense


    LEI: Ciao amore!
    LUI: Ciao picci.
    LEI: Ti disturbo? Lavori?
    LUI: Ora no. Sono al telefono con te...
    LEI: Ah. Ti disturbo allora?
    LUI: No. Ero ironico, scherzavo. Dimmi tutto...
    LEI: Sì allora ti volevo chiedere per domani sera...
    LUI: Sì.
    LEI: Ti ricordi si pensava di uscire con M. e le sue amiche?
    LUI: Sì, certo.
    LEI: A te va?
    LUI: Certo. Non s'era già detto? Certo, mi fa piacere.
    LEI: Sicuro?
    LUI: Ma sì. Dai non rimandiamo che poi ci son le feste di mezzo... tranquilla mi fa piacere. L'importante è che ci sei tu, no?
    LEI: Hm, ok. Allora adesso mi faccio chiamare (sic) da M. e ci mettiamo d'accordo. Poi ti faccio sapere...
    LUI: Perfetto.
    LEI: Hm.
    LUI: No?
    LEI: ...
    LUI: Non è perfetto?
    LEI: No è che...
    LUI: Eh.
    LEI: Stavo pensando... no no niente.
    LUI: Cosa? Parla, amore.
    LEI: No pensavo... magari c'è anche C.
    LUI: Sì, probabile. Avevo capito ci fosse anche lei.
    LEI: Speriamo non si metta a rompere le palle con l'università, però. Che sono nervosa. Che poi m'incazzo eh!
    LUI: Oddio, speriamo di no. Al massimo dille che...
    LEI: Eh no! Non deve proprio rompere! Tutto ho bisogno meno che C. mi venga a rompere le palle co sta cosa!
    LUI: Sì va bene ok! Tranquilla! E basta dirglielo no?
    LEI: Hm.
    LUI: Se a te non va, facciamo altro. Stiamo io e te da soli. Stiamo co altra gente. Non mi frega niente con chi stiamo, basta che stiamo tranquilli e tu non ti innervosisci. Facciamo quel che ti pare.
    LEI: Tipo?
    LUI: Qualsiasi cosa ti vada. A me sta bene tutto.
    LEI: Hm.
    LUI: No?
    LEI: Sì... certo però ormai avevo detto ad M. che si usciva...
    LUI: Allora usciamo...
    LEI: Ma se poi c'è C...
    LUI: Amò. Facciamo un po' quel che ti pare. Basta che non la sconto io. Ok?

    Meraviglioso universo femminile Pensieroso

    Mortal Kombat


    Ecco cosa succede quando tre cretini in pausa pranzo si mettono a scattare foto ed elaborare fotomontaggi.
    L'audace sfidante di Scorpion è il mio socio Ric. Il personaggio del picchiaduro è più noto come "Storm"... A bocca aperta

    Romanzo Criminale


    Lo ammetto ero assai prevenuto rispetto a questo film.
    Sono genericamente prevenuto nei confronti del cinema italiano che, salvo rari casi, ritengo ormai privo di valore, mero ricopiare modelli già visti.
    Avevo perciò automaticamente classificato questo film come appartenente al sottogenere dei film "de borgata", poco più di una "Piovra" o un "Ultimo" in versione cinematografica. La regia di Michele Placido, mestierante del genere, non prometteva altro che un livello un qualcosa all'altezza delle, appunto basse, aspettative.

    Senonché, devo dire che il film non è mica malaccio.
    Interpetato benino (soprattutto da Kim Rossi Stuart e Pierfrancesco Favino... molto opaco come sempre il sopravvalutato Accorsi), diretto in maniera asciutta, salta i convenevoli e dopo uan breve introduzione giovanilistica completamente evitabile e retorica (così come la conclusione) ci proietta nella vita di dissolutezza ed efferatezze dei componenti della famosa Banda della Maiana, che ha insanguinato Roma fra la fine dei '70 e i primi '80. I personaggi principali, capi e fondatori della banda (Freddo, Libano e Dandi) sono ritratti in maniera piuttosto credibile, alla fine. Noto un certo stile narrativo quasi pasoliniano, a-la "Una Vita Violenta", anche nei motti e nel modo dei personaggi di affrontare con rabbia e livore le vicissitudini che gli vengono poste innanzi.

    Come in ogni storia criminale che si rispetti da Scarface in poi, anche qui seguiamo i personaggi dalle stelle alle stalle: dall'introduzione nel racket della droga e della prostituzione alla costituzione di un vero impero della corruzione fino all'inevitabile epilogo. E come in ogni romanzo criminale che si rispetti, sono le donne che decidono veramente, volontariamente o meno, le sorti degli uomini, portandoli alla rovina (un sottile sottotesto misogino pervade tutto il film, in effetti).
    La cronaca dei fatti procede un po' a balzi, e risulta un po' difficile a volte rendersene conto dato che non sono sufficenti gli spezzoni di filmati d'epoca (la strage di Bologna, l'omicidio Moro) per inquadrare sempre perfattamente questi spostamenti in avanti. Però alla fine del racconto, che dura poco più di due ore, abbiamo conosciuto abbastanza nel dettaglio le vicende di Freddo, Dandi e Libano e del commissario Scialoia che da loro la caccia, e tutto sommato sono state due ore piacevoli.

    Interessante anche l'ipotesi, ovviamente ufficiosa, che la Banda fosse protetta da alti vertici di Stato.
    Bravo anche Gianmarco Tognazzi, enigmatico e inquietante agente dei servizi segreti che trama alle spalle di questi "colossi" della malavita che, come sempre, finiscono per essere solo delle pedine sacrificabili manovrate dall'alto che non posso che correre verso l'inevitabile tragica conclusione quando ormai si son giocati tutte le loro carte e hanno fatto il loro tempo.